Che cosa promette il nuovo anno

  • Le valutazioni sono molto elevate ma non sono da escludere livelli superiori per fine anno, soprattutto in Europa. La prossima stagione degli utili chiarirà quanto è concreta la possibilità che, in media, sia stato raggiunto un picco.

  • A livello macro, acquistano intanto dimensioni rilevanti due fenomeni, di natura deflazionistica, che influenzeranno i risultati di gestione: l’accelerazione dell’automazione nelle aziende e la flessione della curva dell’incremento demografico.

  • La recente contrazione dei mercati azionari sembra segnalare una tendenza verso un salutare contenimento delle valutazioni ma non è opportuno uscire ora dagli investimenti perché è probabile che sia stata la reazione alla diffusione della variante Omicron: ci sono, piuttosto, occasioni per investire essendo l’economia ben lontana dalla recessione. Tra i settori da tenere d’occhio, il travel & leisure e finanziari.

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Il 2022 ormai alle porte riceve in eredità una pandemia ancora non debellata, mercati finanziari con valutazioni molto elevate, un’economia globale che cresce e, soprattutto, cambia pelle adattandosi, con trasformazioni strutturali, agli stili di vita e di consumo determinati o accelerati dal Covid-19. Ci sono abbastanza elementi, come si può vedere, per prevedere un anno molto stimolante.

Nel 2021 il Covid-19 è passato da emergenza fuori controllo al rango di problema serio e destinato a durare ma comunque gestito, grazie anche all’impiego d’ingenti risorse. Resterà un ostacolo per l’economia e un condizionamento per la quotidianità del prossimo futuro ma l’estrema sensibilità dei mercati alle notizie sull’evoluzione della pandemia sembra oggi sempre meno ragionevole.

Le famiglie continuano intanto ad aumentare la quota di risparmio destinata al capitale di rischio a un ritmo che molti analisti ritengono troppo sostenuto, nonostante le valutazioni abbiano raggiunto negli Stati Uniti, per dare una misura, livelli molto più elevati del 1999/2000, vigilia di un drastico ridimensionamento dei mercati.

La rischiosità di questa esposizione è evidente ma spazi di ulteriore crescita non sono da escludere. Per capire se questa eventualità possa concretizzarsi, bisognerà però aspettare la prossima stagione degli utili. L’Europa sembra avere prospettive migliori degli Stati Uniti. Per due ragioni. La prima è che la BCE, più di altre banche centrali, sembra orientata a ritardare il passaggio a una politica restrittiva in funzione anti inflazionistica. La seconda è che il fondo europeo per le infrastrutture assicurerà un supporto stabile e di lungo periodo al rilancio dell’economia continentale molto più di quello che il piano Biden sembra poter mettere sul tavolo. Le imprese europee, insomma, sembrano avere un potenziale di crescita relativamente più elevato. (Tutto questo per tacere del fatto che, nel frattempo, Wall Street potrebbe perdere il ruolo di mercato guida a vantaggio della Borsa di Cina o di qualche Borsa europea).

La Cina, intanto, continua a introdurre riforme a tamburo battente. L’ultima è la deregolamentazione nella distribuzione dell’energia che si aggiunge alle numerose riforme adottate nel 2021 con l’obiettivo di preservare il vantaggio competitivo e proseguire il percorso di crescita, anche se a livelli molto più contenuti rispetto alla doppia cifra di qualche anno fa. Osservare gli sviluppi servirà a individuare il giusto punto d’entrata per investire.

Estendendo lo sguardo su scale globale, è opinione condivisa che l’economia crescerà in modo sostenuto nei Paesi sviluppati e nelle economie emergenti. Gli utili di fine anno serviranno anche per avere una conferma della validità di questa previsione.

Il peso dell’automazione e della variabile demografica

Acquistano dimensioni rilevanti, intanto, la crescita dell’automazione e la flessione della crescita demografica, considerati finora due fenomeni con un impatto di lungo periodo ma che hanno accelerato il passo in seguito alla pandemia e fanno già sentire i loro effetti.

Iniziamo dall’automazione. Nei mesi recenti, molte attività professionali hanno conosciuto una rapida trasformazione digitale. I medici, per esempio, visitano molto spesso in video, modalità che, prima della pandemia, era considerata una prospettiva di lungo termine. In alcuni settori, come la ristorazione, la combinazione tra aumento del costo delle materie prime e difficoltà di trovare lavoratori (per esempio, i camerieri licenziati durante il lockdown hanno scoperto che facendo gli autisti di Amazon si è pagati di più e si corrono meno rischi di esposizione al virus) sta spingendo le imprese a esplorare nuove soluzioni (diffusione delle consegne a domicilio, uso dei robot in cucina e di applicazioni mobili per prendere le ordinazioni). Gli utenti sembrano adattarsi rapidamente a queste novità. Il settore cerca così di recuperare le marginalità perse con la pandemia e che il new normal minaccia per sempre.

Altro esempio, il futuro dei mezzi di trasporto autonomo e di altre forme di automazione è molto più prossimo di quanto si potesse prevedere prima della pandemia. A Pechino sono già autorizzati i taxi a guida autonoma nel centro della città e in altre zone specifiche mentre molte società di logistica sono in fase molto avanzata di test di treni di camion semi-autonomi che riducono drasticamente il costo del lavoro.

La rapida crescita dell’automazione implica la riqualificazione di molti lavoratori e quindi un rallentamento nel riassorbimento della disoccupazione. Ne consegue che i tassi aumenteranno lentamente, soprattutto negli Stati Uniti dove il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, ha più volte subordinato l‘aumento alla riqualificazione professionale e al ritorno all’occupazione dei lavoratori delle minoranze etniche.

Il secondo fenomeno, inaspettato, è un’accelerazione della flessione demografica. Ci si aspettava che i lockdown avrebbe favorito la fertilità ma il dubbio/rischio/timore di non avere accesso a medici e ospedali ingolfati dall’emergenza Covid ha generato l’effetto opposto.

Entrambi i fenomeni (accelerazione dell’automazione e rallentamento della crescita demografica) sono marcatamente deflazionistici e, prima o poi, avranno la meglio su colli di bottiglia logistici e scarsità di alcuni prodotti che, invece, hanno alimentato l’inflazione. Questo confermerebbe che l’aumento dei prezzi nel 2021 ha un carattere temporaneo, anche se è una temporaneità diversa da quella che le banche centrali avevano ipotizzato. Powell ha ammesso che le fonti d’inflazione come i colli di bottiglia logistici e la scarsità di semiconduttori sono diversi da quelli inizialmente ipotizzati e ha abbandonato la nozione d’inflazione transitoria ma ha anche detto che l’inflazione convergerà verso valori più bassi nel 2022.

L’evoluzione dei mercati e le strategie d’investimento

La contrazione dei mercati azionari nell’ultima parte dell’anno sembrava suggerire una tendenza verso un salutare contenimento delle valutazioni ma si è rivelata l’ennesimo storno da variante Covid. Il team di Simplify 02, quindi, non ritiene opportuno uscire dagli investimenti: pensiamo, piuttosto, che ci siano oggi occasioni per investire una parte della cassa a disposizione considerando che l’economia è ben lontana dalla recessione. Si tratta d’individuare il giusto punto di entrata perché rimaniamo convinti che il mercato farà una pausa con uno storno di almeno il 20%. Sono due, in questo scenario, le alternative possibili: rimanere pienamente investiti subendo passivamente la volatilità (prevista in aumento); oppure affrontare il periodo con un approccio attivo mantenendo, secondo opportunità, una certa cassa o identificando hedge adatti di volta in volta.

Avere molta cassa a disposizione, seppur controintuitivo in un periodo d’inflazione, è una condizione strategica per cogliere le occasioni, a nostro avviso, nel secondo semestre del 2022. I catalizzatori potrebbero essere almeno tre: l’approvazione del piano Biden, il positivo andamento delle ospedalizzazioni per Covid-19 e la crescita degli utili aziendali nell’ultimo trimestre 2021. L’aumento dei tassi, nel modo in cui è stato proposto, non configura un rischio di recessione o un aumento delle probabilità di recessione.

Tra i settori da tenere d’occhio, il travel & leisure. La diffusione della variante Delta ha posticipato le performance nel 2021 ma il settore, profondamente trasformato, tornerà lentamente a creare valore. Alcune imprese si sono liberate di parte del debito, altre si sono profondamente ristrutturate riducendo i costi e ponendo le basi per tornare a essere profittabili.

Il 2022 si prospetta un anno di volatilità ma adatto alle gestioni più attive. Sarà decisivo saper interpretare i momenti negativi del mercato, i trend da seguire e le opportunità da sfruttare selezionando aziende di successo per il loro cash flow yield e il posizionamento competitivo.