Cina alle grandi manovre tra minacce e nuove prospettive di crescita

  • La crescita sta rallentando in misura bruscamente, soprattutto a causa di fattori legati al Covid, e non mancherà di penalizzare l’economia globale, anche se nel 2021 l’economia cinese crescerà dell’8% (il tasso più alto dal 2011)

  • Al di là delle contingenze, dalla Cina arrivano indicazioni di una mutazione in atto che, nel lungo periodo, potrebbe dare un nuovo impulso alla crescita migliorandone anche la qualità

  • Alcuni settori strategici dell’economia (internet, healthcare ed educazione) sono stati drasticamente riformati. Sono state anche adottate misure per ridurre le disuguaglianze sociali e rilanciare la demografia, talvolta con effetti che hanno allarmato gli investitori occidentali

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Diverse ragioni portano a dirigere lo sguardo verso la Cina. Dopo i livelli record del primo trimestre 2021 (18,3%), la crescita sta rallentando considerevolmente (ci si attende un 4,8% nel quarto). Motivi: la diffusione della variante Delta, le alluvioni nella provincia di Henan (300 morti e oltre un milione di evacuati) e un contemporaneo arresto della produzione in diversi impianti per manutenzioni programmate ma anche l’impatto di nuove leggi e regolamenti settoriali. L’elevata correlazione con l’andamento dell’economia ha determinato un immediato rallentamento del mercato azionario cinese. E non mancheranno gli effetti sull’economia globale che, di norma, paga le frenate dell’economia cinese con una minore crescita nell’ordine di un terzo di quanto si registra a oriente.

Vediamo in dettaglio che cosa sta avvenendo e che cosa ci si può aspettare in prospettiva. Partiamo da un aspetto contingente, il Covid. Rispetto al passato, la diffusione della variante Delta è più estesa e interessa aree economicamente sensibili (dal territorio di Nanjing a dodici province limitrofe). A metà agosto, una parte del porto di Ningbo, il terzo del mondo per traffico, è stata chiusa, in linea con la rigidità delle autorità cinesi che intervengono drasticamente al minimo allarme. Il primo pensiero generato da questa decisione va ovviamente alle conseguenze sulle supply chain globali già sotto pressione. Da alcuni mesi, la situazione è difficile per l’effetto collo di bottiglia creato dall’aumento esponenziale della domanda di beni intermedi connesso alla ripresa e dalla difficoltà di trovare alternative per via delle compatibilità tecnologiche. Le precauzioni imposte dal Covid, inoltre, rallentano strutturalmente i movimenti e i tempi di consegna che già prima della chiusura parziale del porto di Ningbo avevano raggiunto per le merci cinesi livelli mai visti prima per intensità e durata.

L’approccio cinese al Covid, molto più radicale di quello dei Paesi occidentali, sembra però funzionare anche in termini di supporto all’economia. La banca centrale cinese ha immediatamente deciso uno stimolo monetario ed è previsto che ne aggiunga uno dedicato alle piccole e medie imprese confermando una rassicurante reattività. Questo porta la previsione di crescita per il 2021 all’8% (la più alta dal 2011), al di sotto delle previsioni d’inizio anno (9%) ma superiore all’obiettivo del governo (6%).

Sulle prospettive contingenti dell’economia cinese potrebbe poi pesare la politica di contrasto al Covid. Il governo è orientato a perseguire l’immunità di gruppo ma l’obiettivo è molto lontano. Il piano vaccinale avanza lentamente (è stato vaccinato il 55% dei cinesi) e il vaccino nazionale impiegato è meno efficace dei vaccini occidentali (che non sono stati ammessi). Risultato: la popolazione percepisce il pericolo Covid come ancora elevato, come dimostrano i dati sulla mobilità territoriale (auto e treni, in particolare) ancora sotto i livelli pre-Covid al contrario di quanto si registra nei Paesi occidentali tornati praticamente a livelli normali.

Se allunghiamo temporalmente lo sguardo oltre l’emergenza Covid pero, la Cina offre indicazioni di una mutazione in atto che, nel lungo periodo, potrebbe dare un nuovo impulso alla crescita modificandone la qualità. I recenti sviluppi legislativi e regolamentari hanno riformato drasticamente alcuni settori dell’economia (internet, healthcare ed educazione, come abbiamo ricordato nella precedente newsletter) con l’obiettivo di ridurre le diseguaglianze sociali (ormai al livello di guardia) che hanno accompagnato il nuovo corso dell’economia inaugurato quarant’anni fa da Deng Xiaoping.

La nuova regolamentazione del settore tecnologico punta inoltre a superare l’attuale concentrazione del settore che, di fatto, ha permesso a tre grandi conglomerati industriali privati di conquistare il controllo dei dati della popolazione, situazione incompatibile con le politiche dirigiste del governo cinese.

Le autorità cinesi sono intervenute anche per arrestare il declino demografico determinato da decenni di one child policy. Inizialmente modificata nel 2015, questa politica è stata abolita lo scorso luglio. Per stessa ammissione del governo, la legge che permetteva alle donne di avere un solo figlio è stata mantenuta troppo a lungo generando un pericoloso invecchiamento della popolazione e numerosi effetti collaterali, per esempio gli elevati costi sostenuti dai genitori per garantire il successo scolastico del proprio figlio. La radicale e immediata trasformazione del tutoring (i.e. i servizi a pagamento per la formazione integrativa a quella scolastica) in un settore no profit riflette il tentativo di contrastare gli effetti dell’errore commesso. L’inevitabile crollo del valore di Borsa delle imprese operanti nel settore è stato un motivo di allarme per gli investitori occidentali: la strada delle riforme intrapresa al governo di Pechino potrebbe non essere indolore.

Tra le priorità del lungo periodo non c’è solo, quindi, la riduzione delle diseguaglianze ma anche una nuova politica demografica che incoraggi le giovani coppie ad avere più figli essendo l’aumento della forza lavoro cruciale per assicurare la crescita economica. L’intervento sul fattore demografico fa parte di una più ampia strategia per incrementare la produttività che, considerando il punto di partenza di quarant’anni fa, non è mai stata un problema ma ora richiede strumenti di supporto.

In sintesi: quando si guarda alla crescita globale, il rallentamento contingente del ciclo economico cinese non più essere considerato un rumore di fondo, ma il segnale dell’aprirsi di una nuova fase. Le prospettive nel lungo periodo sono interessanti ma si tratterà di vedere come sarà compiuto il percorso e se risulterà convincente per gli investitori esteri.