Coltivare la virtù della pazienza prima di tornare a investire

  • Le quotazioni delle Borse viaggiano su livelli superiori del 10 -15% ai massimi pre-Covid nonostante alcuni recenti eventi avversi

  • L’appiattimento degli utili aziendali, iniziato nel marzo di quest’anno, sembra tuttavia segnalare l’avvicinarsi di un rallentamento del ciclo che unito alle politiche meno accomodanti delle banche centrali potrebbe innescare uno storno dei mercati

  • Prima di capire che ci si può attendere un rally di fine anno e quindi decidere di prendere nuove posizioni, converrà attendere l’evoluzione di alcuni fattori, a cominciare dalle trimestrali di novembre

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La crescita dei mercati finanziari, alimentata dal superamento dell’emergenza sanitaria e dalla ripartenza dell’economia globale, ha progressivamente portato le quotazioni delle Borse su livelli superiori tra 10 e 25 punti percentuali ai massimi pre-Covid; La borsa europea si colloca 12 punti percentuali sopra i massimi pre-Covid, quella americana 23. In settembre, la crisi di liquidità del colosso immobiliare cinese Evergrande (che qualche osservatore ha associato al fallimento della Lehman) e il dot plot della Federal Reserve (FED), che evidenzia le attese di un rialzo dei tassi d’interesse, hanno fatto suonare l’allarme ma lo storno dei mercati previsto dagli analisti di banche d’investimento ancora non c’è stato. Ci sarà? E in quale misura?

Considerate le quotazioni di oggi, le probabilità di uno storno significativo restano alte anche se gli eventi citati non sono bastati a innescarlo. Altre e più solide ragioni potrebbero pesare negativamente sulle prospettive a tre-sei mesi dei mercati. Alcuni dati, a cominciare dal rallentamento degli utili aziendali iniziato nel marzo di quest’anno, sembrano segnalare che stiamo avvicinandoci a una mid cycle transition: la fase in cui l’economia continua a crescere ma un po’ meno. Se a questa frenata si aggiunge l’attuale orientamento delle banche centrali verso politiche monetarie meno accomodanti, se ne conclude che l’atteso storno dei mercati finanziari potrebbe essere più profondo e duraturo di quanto si prevede. Vediamo più in dettaglio, con l’aiuto di qualche dato, le tendenze in atto e la loro possibile evoluzione.

Dall’inizio della fase di espansione dei mercati, seguita alla breve recessione indotta dalla pandemia, l’enorme stimolo monetario e fiscale ha evitato la double dip recession che si era invece verificata nel 70% delle recessioni passate. Questa fase di espansione post recessione si è protratta molto più a lungo del solito il che porta a ipotizzare che l’eventuale pausa dei mercati mid cycle potrebbe essere marcata (tra il 10 e il 20%).

Negli ultimi mesi, molti titoli hanno sotto performato gli indici. Inizialmente questa flessione è stata imputata alla diffusione globale della variante Delta del Covid ma è poi apparso chiara la sua origine nella bassa qualità degli utili.

E’ inoltre prevedibile che altri fattori, molto evidenti negli ultimi mesi e ignorati dai mercati, facciano sentire il loro peso. Per esempio il fatto che la FED abbia eliminato la maximum accommodation (cosa accaduta nel 1994, nel 2004 e nel 2011). In sé è un buon segnale perché indica che le cose stanno andando nella direzione voluta. E’ pur sempre, però, un supporto in meno ai mercati che potrebbero non prendere bene l’assenza di questa rete protettiva.

In generale, l’ampiezza del recupero post Covid dei mercati è stata esagerata. Questo implica che la mid cycle transition potrebbe essere più profonda del solito. Non temiamo di essere alla vigilia di una double dip recession: sosteniamo, semplicemente, la necessità di essere pazienti e valutare bene la natura e l’impatto della flessione in atto prima di prendere nuove posizioni.

Il passaggio cruciale sarà la stagione delle trimestrali: in novembre, i risultati conseguiti dalle imprese nel terzo trimestre daranno un’indicazione importante. Oltre a capire se gli utili batteranno o no le attese, andrà monitorata con attenzione la relativa forza espansiva dei diversi settori dell’economia.

La decisione su quando tornare a comprare è anche legata all’evoluzione di alcuni fattori tecnici (l’earning revision pace o la media mobile delle quotazioni a 50 giorni), all’orientamento delle banche centrali (se la FED, per esempio, avvierà in novembre il piano di tapering) e alle decisioni di politica economica dei governi (nuovi stimoli fiscali negli Stati e in Europa). La valutazione congiunta di questi fattori ci dirà se è lecito attendersi un rally di fine anno. Meglio coltivare, nel frattempo, la pazienza una delle sette virtù.