Tenersi pronti per le nuove opportunità

  • Ripresa dell’economia globale e forte determinazione dei governi a portare avanti i piani strutturali per il rilancio configurano uno scenario oggettivamente favorevole

  • Il rally del Treasury, nonostante le attese d’inflazione crescente, segnala tuttavia una prevalenza delle preoccupazioni. Tre i fattori critici: un terzo trimestre non intenso come il precedente, il picco raggiunto dalla liquidità, i timori di un rallentamento dell’economia cinese

  • In uno scenario di mercati azionari ancora intorno ai massimi e senza una direzione precisa, il rischio di correzioni è concreto

  • Le previsioni di una prosecuzione duratura della crescita economica globale autorizzano a valutare con l’ottimismo le prospettive dei mercati e cercare il livello di acquisto ottimale per le proprie strategie. L’attuale fase d’incertezza può essere utilizzata per posizionarsi in vista delle prossime opportunità e fare acquisti selettivi concentrandosi, sulle imprese con previsione di dividendi elevati. Oro, rame e petrolio sono le commodity da preferire

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Le economie di tutto il mondo si sono rimesse in moto e i governi dei principali Paesi mostrano forte determinazione nel portare avanti piani strutturali di rilancio che presto faranno sentire i loro effetti sulle economie. Ci sono solide ragioni, arrivati a fine luglio, per valutare con ottimismo le prospettive dei mercati ma anche segnali di allarme ben rappresentati dall’anomala evoluzione del Treasury statunitense.

Negli ultimi due mesi un forte rally ha accompagnato la maggiore crescita dell’inflazione registrata da oltre un decennio rompendo uno schema che pareva immutabile (inflazione su, Treasury giù). L’inflazione, in genere, erode il valore futuro delle cedole fisse e rende probabile che le banche centrali rispondano con aumenti dei tassi d’interesse. Tra maggio e luglio, almeno per il debito a più lungo termine, questo non è invece accaduto: le quotazioni dei titoli del Tesoro USA sono infatti ritornate a crescere e altri titoli di Stato hanno seguito la tendenza. Perché?

Per rispondere converrà fare un passo indietro e tornare alla fine dello scorso agosto, quando la Fed decise di fissare un obiettivo d’inflazione medio del 2% (con facoltà di superarlo temporaneamente) convincendo i mercati che una nuova stagione fosse stata inaugurata. Da quel momento, come da manuale, le quotazioni dei Treasury hanno iniziato a soffrire toccando i minimi in marzo e navigando senza scosse per un altro paio di mesi.

Le attese di un rialzo dell’inflazione, alimentate dal robusto ciclo economico americano d’inizio anno, autorizzavano a prevedere un nuovo calo delle quotazioni. I segnali della Fed in questa direzione non mancavano: la pubblicazione, in giugno, del Dot Plot, il documento che contiene le proiezioni dei tassi d’interesse fatte individualmente dai componenti del Comitato del Fed suggeriva la possibilità di un inasprimento della politica monetaria.

Jay Powell, presidente della Fed, aveva invitato il mercato a non focalizzarsi troppo su quelle previsioni ma aveva anche riconosciuto che la Fed avrebbe potuto dover rispondere a pressioni sui prezzi superiori al previsto. Un’affermazione da leggere insieme alla recente ammissione che i funzionari della Fed stavano iniziando a discutere il ridimensionamento degli acquisti mensili per 120 miliardi di dollari in titoli del Tesoro e MBS. Il combinato di queste notizie lasciava quindi pensare che la Fed avrebbe poco tollerato il rischio di un’inflazione galoppante. Il Treasury, quindi, avrebbe dovuto proseguire la strada discendente e, invece, la tendenza si è invertita. Altri fattori, evidentemente, sono stati più forti. Quali?

Sono tre, con ogni probabilità. Il primo è che la ripresa dell’economia americana sembra arrivata a un picco. Fin qui i dati delle aziende sono stati più che buoni ma la crescita non sarà, probabilmente, una linea retta e il terzo trimestre potrebbe far registrare una pausa per poi vedere una ripartenza. Nello stesso tempo, la diffusione della variante Delta (Delta Scare) ha generato il timore che il boom economico globale sarà inferiore alle ottimistiche previsioni formulate all’inizio dell’anno o, quanto meno, avverrà più avanti. Nonostante nei Paesi sviluppati il numero dei morti (Case Fatality Ratio) sia nettamente in calo, c’è il timore che qualche governo reagisca con nuovi lockdown.

Il secondo fattore è la liquidità. Le banche centrali hanno in più circostanze fatto capire che i programmi di acquisto (soprattutto quelli straordinari per il Covid) non potranno andare avanti all’infinito.

Il terzo fattore riguarda la Cina, dove il governo sembra orientato a una più stringente regolamentazione dei business fondati sulle tecnologie digitali avanzate che, verosimilmente, determinerà un rallentamento dell’economia cinese o quantomeno incertezza. Si stima che un rallentamento dell’1% dell’economia cinese determini un rallentamento nel resto del mondo almeno dello 0,3%.

L’anomala evoluzione del Treasury, insomma, è solo apparente: segnala, piuttosto, che tra gli investitori stanno prevalendo i dubbi non tanto sull’intensità della crescita quanto sul fatto che questa avvenga in modo lineare come dal marzo 2020 a oggi.

Che cosa aspettarsi a questo punto? Nella scorsa newsletter abbiamo messo in guardia dal rischio di un mercato che procede senza idee guida. Questa situazione non è mutata ma, d’altra parte, la ragionevole previsione che l’economia globale continui a crescere (pur con i limiti richiamati) autorizza a guardare con fiducia ai mercati.

Questa fase può essere utilizzata per prepararsi a cogliere le prossime opportunità e a fare acquisti particolarmente selettivi. Nell’azionario, bisognerà concentrarsi sulle imprese con prospettive di dividendi elevati e su settori, per esempio il petrolifero, tornato interessante anche per via dei recenti accordi internazionali sulla produzione e i ridotti investimenti.